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27 novembre 2025

Cloud server per PMI: la soluzione per eliminare i costi fissi

Sommario

    All’inizio sembra la scelta perfetta: si spegne il vecchio server aziendale, si attiva un Cloud server e finalmente si paga solo ciò che si utilizza. Tutto più semplice, più flessibile, più “leggero”.

    Ma non sempre è tutto così lineare. Molte aziende infatti hanno difficoltà a tenere sotto controllo i costi per i servizi in Cloud. Tra costi per l’I/O, per il traffico, per i byte scambiati, per i backup automatici, per le licenze aggiuntive, diventa una necessità trovare offerte trasparenti che permettano di bilanciare efficienza e costi.

    Le aziende devono anche fare attenzione a non sprecare denaro su risorse Cloud sottoutilizzate. Secondo una ricerca di VMWare citata dalla rivista specializzata CIO.com, il 31% dei responsabili IT e CIO ritiene di sprecare almeno il 50% della propria spesa.

    Questo articolo ti spiega risolvere questi problemi e sfruttare tutta le flessibilità del Cloud pagando solo le risorse effettivamente utilizzate.

    Quando la flessibilità diventa un costo

    Il Cloud nasce per semplificare: risorse on demand, scalabilità immediata, nessun investimento iniziale in hardware. Tuttavia, la logica del “pago solo quello che uso” funziona davvero solo se si conosce nel dettaglio come funziona un server Cloud e cosa comportano le operazioni quotidiane che vi transitano.

    Nel Cloud computing, ogni componente ha un prezzo: lo spazio di archiviazione, la quantità di traffico, il numero di transazioni, le richieste di rete, le licenze dei software. Anche un piccolo incremento di utilizzo può generare una crescita significativa della spesa.

    A ciò si aggiungono i costi legati alla replica dei dati tra aree geografiche, ai backup automatici o ai sistemi di sicurezza gestiti.

    Secondo un’analisi pubblicata da La Stampa, il 58% delle grandi organizzazioni italiane dichiara di avere difficoltà nel controllare e governare la spesa dei servizi Cloud. Una complessità che risulta ancora più evidente per le PMI, spesso prive di strumenti di monitoraggio e personale dedicato.

    La complessità del Cloud: listini indecifrabili e sovra-provisioning

    Nei grandi Cloud pubblici, la struttura di pricing è composta da decine di variabili. Ogni risorsa — CPU, memoria, storage, rete — ha una tariffa diversa, spesso differenziata per area geografica o per fascia oraria. Anche l’uscita dei dati, ovvero il semplice trasferimento di informazioni verso l’esterno, può diventare un costo consistente.

    Le fatture Cloud, di conseguenza, possono arrivare a contenere centinaia di righe, ognuna con una voce specifica. Interpretarle richiede competenze tecniche e conoscenze contabili: un lavoro vero e proprio di “finanza del Cloud”. In mancanza di personale dedicato, molte aziende si limitano a pagare senza sapere esattamente per cosa.

    Il risultato è un fenomeno ormai diffuso: overprovisioning di risorse — cioè acquistare più potenza di calcolo del necessario — o, al contrario, mantenere attive istanze non più utilizzate. In entrambi i casi, si paga per qualcosa che non genera valore.

    A questo si aggiunge la mancanza di visibilità sull’uso effettivo delle risorse. In ambienti complessi o distribuiti, diversi team possono attivare nuovi servizi in autonomia, magari per progetti temporanei, ma dimenticare di disattivarli. Ogni risorsa rimasta attiva continua a generare costi, spesso nascosti nelle fatture cumulative.

    Senza un modello di governance condiviso, il rischio è quello di pagare per capacità inutilizzate e per licenze duplicate, con un impatto diretto sui margini aziendali.

    Quando la nuvola diventa un puzzle

    La frammentazione dei servizi è un altro fattore che incide sulla spesa. Molte aziende combinano più fornitori — per esempio un provider per l’hosting, uno per il backup, uno per le applicazioni gestionali — creando un ambiente multi-Cloud.

    Questa scelta, pur offrendo flessibilità, complica la gestione economica: ogni provider ha politiche di fatturazione diverse, con modelli di prezzo difficili da confrontare.

    In questo scenario, diventa difficile capire quanto costa davvero avere un server in Cloud. I prezzi pubblicizzati sono solo una parte del totale: bisogna aggiungere i costi di migrazione, di storage ridondante, di traffico tra aree, di supporto tecnico e persino quelli legati alla formazione del personale.

    Prevedere i costi IT: una necessità per le PMI

    La vera esigenza delle imprese, oggi, non è solo ridurre la spesa, ma poterla prevedere. Senza un controllo certo, il Cloud diventa un costo variabile difficile da inserire in bilancio. Ogni picco di traffico o aggiornamento imprevisto può far saltare le proiezioni economiche.

    Per una PMI, che basa la propria pianificazione su margini contenuti e budget precisi, questa imprevedibilità è un ostacolo. La mancanza di trasparenza dei modelli pubblici impedisce di stimare correttamente la spesa mensile e complica la gestione finanziaria dell’intero sistema informativo.

    È in questo contesto che diventa cruciale adottare soluzioni con strutture di prezzo lineari, trasparenti e immediatamente comprensibili.

    La soluzione Vianova: prezzi chiari, budget certo

    Vianova ha scelto di riportare semplicità e trasparenza in un ambito che spesso genera incertezza.
    Il modello di Cloud IaaS Vianova permette di condividere una potente infrastruttura di server e sistemi di storage ospitati nei data center italiani di Vianova, completamente ridondati e sempre collegati a internet.

    Un pannello di controllo dedicato permette di verificare in tempo reale il costo orario per ogni risorsa e di vedere una proiezione di spesa a 30 giorni. Così le aziende sanno in anticipo quante risorse hanno attivato, quali stanno utilizzando e quali saranno i costi in fattura.

    Per le PMI significa poter pianificare con precisione, controllare i costi in tempo reale e utilizzare il Cloud come una risorsa strategica, non come una variabile incontrollabile.

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