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Come l’AI sta ridisegnando infrastrutture e data center globali

tempo lettura: 3 minuti
29 ottobre 2026
| Cloud & Data Center

Sommario

    Infrastrutture e data center

    Negli ultimi due anni il data center ha smesso di essere solo un contenitore di server per diventare il fulcro di una trasformazione tecnologica ed economica di portata globale. A guidare questo cambiamento è l’intelligenza artificiale, che sta ridefinendo non solo il modo in cui vengono progettate infrastrutture e Data Center, ma anche quanto le aziende sono disposte a investire sulle tecnologie.

    In primo piano anche la questione della sovranità digitale che richiede garanzie sulla tutela dei dati e della proprietà intellettuale per le aziende europee.

    Data center: un mercato in forte espansione

    Il valore globale del mercato dei data center è destinato a crescere in modo significativo nei prossimi anni.

    Secondo le stime di MarketsandMarkets, il comparto passerà da 535,45 miliardi di dollari nel 2026 a 1.336,55 miliardi entro il 2031: una crescita alimentata soprattutto dall’adozione crescente di soluzioni di AI, cloud e high performance computing (HPC), che spingono le aziende ad ampliare capacità di calcolo e infrastrutture di supporto.

    Già nel 2025 il mercato globale dei data center valeva circa 441 miliardi di euro, con un incremento del 24% rispetto all’anno precedente e un tasso di crescita medio annuo stimato al 7% fino al 2030. L’intelligenza artificiale, in questo contesto, è un motore di trasformazione delle infrastrutture stesse.

    E l’Italia? Una recente indagine di mercato dell’IDA (Italian Data Center Association) ha rilevato che infrastrutture e data center potrebbero generare fino a 36,9 miliardi di euro di investimenti e circa 26.000 nuovi posti di lavoro nel prossimo decennio.

    Il ruolo chiave dell’AI per la trasformazione delle infrastrutture digitali

    I carichi di lavoro legati all’addestramento e all’utilizzo dei modelli di AI generativa richiedono potenza di calcolo e capacità di raffreddamento molto superiori rispetto alle applicazioni tradizionali. Questo comporta alcune conseguenze dirette per chi progetta e gestisce infrastrutture e data center.

    Consumi energetici in evoluzione

    Secondo Gartner, nel 2026 i data center a livello mondiale consumeranno circa 565 TWh di elettricità, contro i 447 del 2025, con i server ottimizzati per l’AI che da soli rappresenteranno circa il 31% del consumo elettrico complessivo del settore. L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che il consumo globale possa arrivare a circa 1.050 TWh entro fine 2026, trainato in larga parte proprio dai carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale.

    Sono numeri che invitano le aziende del settore a pianificare con attenzione l’efficienza energetica, più che a generare allarme: la tecnologia per gestire questa crescita in modo sostenibile esiste già e continua a evolversi.

    Il raffreddamento a liquido diventa necessario

    Con l’aumento della densità di calcolo per rack, oltre una certa soglia di potenza il raffreddamento ad aria mostra i suoi limiti.

    Per questo motivo sempre più data center stanno adottando soluzioni di raffreddamento a liquido, capaci di gestire in modo più efficiente il calore generato dai chip dedicati all’AI e di ridurre in parallelo i costi operativi legati al raffreddamento. Si tratta di un’evoluzione tecnica che consente alle infrastrutture di scalare in modo più sostenibile, senza dover moltiplicare a dismisura lo spazio fisico occupato.

    L’edge computing avvicina i dati agli utenti

    Un altro effetto della diffusione dell’AI riguarda la distribuzione geografica delle infrastrutture. Secondo un’indagine Vertiv, la componente edge della capacità di calcolo passerà dal 21% al 27% entro il 2026, con una crescita complessiva del 29%. Questo significa che una parte crescente della capacità di elaborazione si sposta più vicino a chi utilizza effettivamente i dati, riducendo i tempi di latenza e migliorando le performance delle applicazioni basate su AI. Questo è un aspetto rilevante per le aziende che gestiscono servizi digitali in tempo reale, dalla logistica alla connettività aziendale.

    L’Italia si candida a hub europeo dei data center

    Anche il nostro Paese sta partecipando attivamente a questa trasformazione infrastrutturale. Il Consiglio dei Ministri ha recentemente dato il via libera a investimenti per 8 miliardi di euro nel settore. Il Ministero delle Imprese ha sottolineato come questi investimenti confermano l’Italia come destinazione credibile per i progetti tecnologici internazionali ad alto contenuto innovativo.

    In questo scenario, il tema della sovranità digitale diventa cruciale: mantenere il controllo dei dati all’interno dei confini nazionali assicura una protezione elevata e la conformità ai quadri normativi europei.

    È la direzione seguita da Vianova, che con i suoi tre data center proprietari dislocati in Italia – interconnessi e ad alta ridondanza – garantisce alle aziende continuità operativa, prossimità territoriale e la certezza che le informazioni strategiche rimangano interamente sotto la giurisdizione nazionale.

    Cosa significa per le aziende?

    Per le imprese, questa evoluzione dei data center ha più di una implicazione practical:

    • Più capacità di calcolo disponibile grazie alla crescita degli investimenti infrastrutturali;
    • Maggiore attenzione all’efficienza energetica come criterio di scelta dei fornitori;
    • Servizi più vicini e reattivi grazie alla diffusione dell’edge computing;
    • Nuove opportunità di localizzazione dei dati, anche in ottica di sovranità digitale, un tema che si intreccia sempre più spesso con la scelta tra cloud sovrano e hyperscaler.

    Chi gestisce le infrastrutture IT aziendali, anche di dimensioni contenute, si trova quindi a fare i conti con un ecosistema in cui l’AI è un fattore che già oggi influenza le scelte di connettività, gestione dei carichi e affidabilità del servizio. Comprendere le voci di costo legate a queste infrastrutture, incluse quelle meno visibili nei contratti cloud, può aiutare a pianificare con più consapevolezza.

    La crescita dei data center legata all’intelligenza artificiale, dunque, è una tendenza strutturale destinata a proseguire almeno fino al 2031. Le aziende che seguono questi sviluppi, dall’efficienza energetica alla distribuzione edge delle infrastrutture, si trovano nella posizione migliore per sfruttare le opportunità offerte da un ecosistema digitale sempre più capillare e performante, senza lasciarsi cogliere impreparate dai cambiamenti in corso.

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