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Smart Working
11 marzo 2021

Sicurezza informatica e smart working, 7 consigli pratici

Sommario

    Sicurezza informatica e smart working sono un binomio inscindibile. La pandemia, infatti, ha accelerato il percorso di digitalizzazione, spingendo le aziende a basare sempre più il proprio lavoro su servizi di videoconferenza e piattaforme di collaborazione a distanza. Queste tecnologie erano già presenti sul mercato, ma in precedenza erano utilizzate con meno frequenza. L’adozione massiva di questi strumenti da parte delle aziende durante l’emergenza ha messo in evidenza più di un’incognita sulla protezione dei dati.

    Con lo smart working il network lavorativo si allarga

    Dal punto di vista della sicurezza con il lavoro a distanza il network aziendale si “allarga” sfruttando collegamenti (hotspot pubblici, reti domestiche, ecc) e dispositivi che in molti casi non sono più sotto il diretto controllo dei responsabili IT. Il rischio di attacchi informatici può così aumentare. Come segnala il rapporto Clusit 2020 sulla sicurezza ICT in Italia, gli attacchi informatici riguardano infatti sempre di più anche i device mobili e le piattaforme di instant messaging.

    Su questo fronte non si può più improvvisare, come spesso è accaduto all’indomani del primo lockdown. Per questo occorre predisporre metodi, strumenti e tecnologie che garantiscano la tutela dei dati aziendali nei nuovi scenari dello smart working in cui 2 aziende su 3, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, manterranno questo modello di organizzazione del lavoro anche in futuro.

    Lo smart working non significa solo collegarsi da remoto alle risorse aziendali, ma adottare un modello di lavoro completamente diverso che integri tecnologia, processi rigorosi e sicurezza.

    Ecco perciò 7 consigli pratici su come farlo al meglio.

    1. Connettività

    Uno dei problemi più ricorrenti con cui i lavoratori a distanza hanno dovuto fare i conti è stato l’utilizzo della connettività domestica, con criticità conseguenti in termini di prestazioni e protezione dei dati. Il problema può essere risolto dotando i dipendenti di un accesso business dedicato oppure installando access point Wi-Fi che garantiscano la QoS (Quality of Service).

    2. Mobilità

    Il lavoro, per essere “agile”, deve poter essere svolto dovunque in mobilità. Questo aumenta il rischio derivante dal ricorso a connessioni free potenzialmente più vulnerabili. Una possibile soluzione è rendere le SIM collegate “by design” alla rete aziendale e scollegate dalla rete pubblica (es. IP privato statico, APN dedicato, ecc.) in modo che il traffico dati si sviluppi sempre all’interno di una rete protetta da un Firewall centralizzato su cui è possibile esercitare un maggiore controllo (es. tramite regole di navigazione, protezione UTM, ecc.).

    3. Centralini virtuali e convergenza fisso-mobile

    La perdita di centralità della postazione fissa necessita di nuovi sistemi ad hoc, come la convergenza fisso-mobile permessa dai centralini virtuali o Cloud PBX. Questi sistemi potenziano la reperibilità perché permettono agli utenti di utilizzare app dedicate per gestire le chiamate di rete fissa e mobile dai loro smartphone ovunque si trovino. I centralini in cloud eliminano anche i problemi legati alla manutenzione degli apparati fisici e offrono garanzie per la business continuity grazie a un backup nativo dei servizi voce. Gli smartphone degli utenti che sfruttano la convergenza sono infatti collegati alla piattaforma di centralino virtuale che risiede nei Data Center dell’operatore. Qualunque cosa accada alla sede fisica del Cliente (guasti, interruzioni elettriche prolungate, chiusure per cause di forza maggiore ecc), i numeri fisso e mobile continueranno a funzionare normalmente sfruttando il WiFi o la connessione dati dello smartphone.

    4. Collaborazione

    Videoconferenze, conference call, desktop sharing, sistemi di archiviazione cloud sono tutti strumenti utili per lo smart working. La raccomandazione è sempre quella di evitare gli strumenti gratuiti disponibili sul web e utilizzare invece servizi professionali che garantiscano la protezione dei dati tramite sistemi di criptazione, backup e ridondanza. Le tecnologie cloud su cui si basano questi servizi dovrebbero essere erogate tramite data center sicuri, possibilmente ubicati in Italia, per rispettare le normative sulla privacy e il GDPR.

    5. Wi-Fi calling

    Lo spostamento massiccio dei dipendenti in zone periferiche, dove ad esempio si trovano le seconde case, spesso ha creato delle difficoltà legate alla scarsa copertura. La risposta a questa circostanza arriva dal WiFi calling che consente di effettuare e ricevere chiamate sullo smartphone anche in assenza di segnale GSM.

    6. Virtual Private Network

    Uno dei sistemi più diffusi per criptare le connessioni, permettendo agli utenti di accedere a un server su una rete privata, è la VPN. La sua configurazione, tuttavia, potrebbe richiedere competenze che non tutti gli smart worker posseggono. La soluzione più sicura e meno impattante sul lavoro dei responsabili IT è quella di dotarsi di una VPN nativa di qualità professionale gestita direttamente dall’operatore telefonico.

    7. Cultura aziendale e benefit

    Una possibile obiezione ai punti precedenti potrebbe essere l’aumento dei costi. In realtà, la sicurezza informatica per lo smart working dovrebbe essere considerata la conditio sine qua non per garantire la continuità operativa, soprattutto quando si lavora a distanza. Per questo una SIM aziendale da impiegare a casa o dappertutto va intesa come un benefit alla stessa stregua di un buono pasto.
    Su questo punto va ricordata anche l’importanza della formazione. Una ricerca pubblicata dal Corriere Economia riporta che il 60% degli attacchi informatici è dovuto a “comportamenti imprudenti da parte dei dipendenti”. Creare una cultura aziendale della sicurezza informatica è un investimento che ripaga abbondantemente.

    La sicurezza aumenta la produttività

    La sicurezza informatica ha anche un impatto sui livelli di produttività aziendale. Consentire infatti a un dipendente di collaborare da remoto, ma non dotarlo di strumenti adeguati e sicuri per farlo, rischia di creare perdite di dati e blocchi delle attività, ma anche di ridurre i livelli di produttività.

    Come dimostra anche l’ultimo Welfare Index PMI, l’utilizzo dello smart working favorisce la conciliazione tra vita privata e professionale con impatti positivi sulla produttività. Una situazione win-win per imprese e dipendenti.

    Il futuro è già qui e investire oggi, anche meno di quanto si pensi, è il modo migliore per trovare nuove opportunità e per continuare a competere sui propri mercati di riferimento.

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