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NIS2 e Penetration Test: cos’è e perché è importante realizzarlo adesso

tempo lettura: 4 minuti
24 agosto 2026
| Cybersecurity

Sommario

    NIS2 e Penetration test

    Un cybercriminale non aspetta la scadenza delle normative per violare la tua rete. Entro l’autunno 2026, la Direttiva NIS2 trasformerà la cybersecurity da scelta aziendale a vincolo di legge. In questo contesto considerare il Penetration Test un mero adempimento burocratico è l’errore più costoso che un’azienda possa commettere.

    Il valore di questo strumento va ben oltre la semplice conformità: il Penetration Test è infatti indispensabile per capire quanto sono solide le difese informatiche di un’azienda, ma può anche diventare una concreta leva di business.

    Cybersecurity e Penetration test: un grande valore per le aziende

    Un attacco informatico riuscito porta con sé costi diretti devastanti: blocchi della produzione, spese straordinarie di ripristino, perdite di fatturato e possibili rivalse risarcitorie. Individuare proattivamente le falle prima che vengano sfruttate evita il blocco dei sistemi aziendali e azzera l’impatto economico di un eventuale data breach.

    Oggi la sicurezza della supply chain è un requisito imprescindibile. Sempre più grandi aziende sottopongono i propri partner a severi processi di vendor due diligence prima di siglare qualsiasi accordo. In questo scenario il Penetration Test aumenta le opportunità:

    • Superamento rapido della due diligence: Presentare un report di Penetration Test recente e “pulito” accelera i tempi di chiusura dei contratti, azzerando le frizioni burocratiche con i reparti IT dei clienti.
    • Differenziazione sul mercato: Trasforma la sicurezza da centro di costo a fattore di posizionamento: dimostrare concretamente la solidità dei propri sistemi diventa un argomento di vendita forte per vincere la concorrenza.

    Chi è coinvolto dalla normativa NIS2 e da quando

    La Normativa NIS2 che l’Unione Europea ha introdotto per rafforzare la sicurezza informatica dei settori critici è stata recepita in Italia con il D.Lgs. 138/2024, che affida all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) il ruolo di autorità competente. Il percorso di adeguamento prevede diverse tappe: dopo la registrazione dei soggetti sul portale ACN e l’obbligo di notifica degli incidenti entrato a regime dal 1° gennaio 2026, la scadenza per le misure di sicurezza tecniche e organizzative è fissata al 1° ottobre 2026.

    La platea coinvolta è ampia e comprende sia i cosiddetti soggetti essenziali (settori ad alta criticità come energia, trasporti, sanità e infrastrutture digitali) sia i soggetti importanti, categorie che hanno sostituito le precedenti definizioni di “operatori di servizi essenziali” e “fornitori di servizi digitali”.

    Anche le aziende che non rientrano specificatamente nel perimetro possono essere coinvolte indirettamente se lavorano come fornitori di soggetti obbligati dalla direttiva: in questi casi, dimostrare la solidità dei propri sistemi informatici diventa una richiesta esplicita da parte dei clienti B2B, estendendo di fatto la portata della direttiva all’intero ecosistema dei fornitori.

    NIS2 e Penetration Test: perché la normativa lo richiede

    Un Penetration Test è la simulazione controllata di un attacco informatico, condotta da esperti (i cosiddetti ethical hacker) che provano a violare i sistemi aziendali proprio come farebbe un vero cyber criminale. A differenza di una scansione automatica delle vulnerabilità, il test prevede una strategia: chi lo esegue osserva il contesto, combina più debolezze tra loro e verifica fino a che punto un attacco potrebbe realmente spingersi.

    Tra le misure minime previste dall’articolo 21 della direttiva NIS2 rientrano infatti la gestione delle vulnerabilità e l’analisi periodica dei rischi, ambiti in cui il Penetration Test trova il proprio spazio operativo. Negli assessment di conformità NIS2 il test di penetrazione è indicato come una delle attività più concrete per dimostrare un approccio proattivo alla gestione del rischio.

    Come funziona un Penetration Test: le fasi principali

    Il processo segue una metodologia strutturata, pensata per riprodurre il ciclo di un attacco reale:

    • Raccolta informazioni: analisi dei sistemi esposti, delle superfici di attacco e delle potenziali vulnerabilità presenti nell’infrastruttura;
    • Test vero e proprio: l’ethical hacker tenta di sfruttare le debolezze individuate, verificando se e come è possibile ottenere accessi non autorizzati o compromettere i dati;
    • Analisi dei risultati: valutazione approfondita di cosa è vulnerabile e, soprattutto, perché e come intervenire per correggere il problema;
    • Reporting: stesura di un report che elenca le criticità e spiega i percorsi di attacco e le priorità di intervento al management.

    Questo approccio rende il Penetration Test uno strumento utile sia per i team tecnici sia per chi deve prendere decisioni strategiche sugli investimenti in sicurezza.

    Le metodologie di riferimento: PTES e OWASP

    Chi esegue un Penetration Test in modo professionale segue generalmente framework riconosciuti a livello internazionale, utili anche per garantire coerenza e ripetibilità dei test.

    Il PTES (Penetration Testing Execution Standard) suddivide il lavoro in sette fasi, dalla raccolta di informazioni preliminari fino alla stesura del report finale. Per le applicazioni web, invece, il punto di riferimento più diffuso è la OWASP Testing Guide, che fornisce indicazioni tecniche dettagliate su come individuare le vulnerabilità più comuni nei sistemi esposti online.

    Affidarsi a metodologie standardizzate aiuta anche a dimostrare, in caso di verifica da parte delle autorità, che il test è stato condotto con criteri riconosciuti e documentabili.

    Le tipologie di Penetration Test

    Non esiste un unico modello di test: la scelta dipende dal perimetro che l’azienda vuole analizzare.

    • Test esterno: valuta i sistemi esposti verso Internet (server, firewall, VPN e applicazioni web) simulando il punto di vista di un hacker;
    • Test interno: simula uno scenario in cui la compromissione è già avvenuta, verificando cosa potrebbe fare un cyber criminale una volta entrato nella rete aziendale;
    • Test applicativo: analizza in profondità le logiche di business, i sistemi di autenticazione e la gestione delle sessioni all’interno di specifiche applicazioni.

    Combinare queste tipologie offre una visione più completa della postura di sicurezza aziendale, soprattutto in vista degli obblighi di gestione del rischio richiesti dalla normativa.

    Cosa rischia chi non si adegua

    Le sanzioni previste dalla NIS2 sono severe. Per i soggetti essenziali possono arrivare fino a 10 milioni di euro o al 2% del fatturato globale annuo, mentre per i soggetti importanti il tetto è fissato a 7 milioni di euro o all’1,4% del fatturato. La direttiva introduce inoltre la responsabilità diretta degli organi amministrativi, che possono essere chiamati a rispondere personalmente in caso di inadempienze gravi.

    Al di là dell’aspetto sanzionatorio, un buon report di Penetration Test diventa una prova di governance e di gestione responsabile del rischio informatico, utile anche in caso di verifiche da parte delle autorità competenti o di due diligence richieste da partner e investitori.

    NIS2 e Penetration Test: perché non basta farlo una volta sola

    Il Penetration Test non deve essere un’attività una tantum.

    Le infrastrutture aziendali cambiano continuamente: nuove applicazioni vengono introdotte, nuovi fornitori si aggiungono alla catena di approvvigionamento e le vulnerabilità evolvono di conseguenza.

    Ripetere i test nel tempo permette di verificare l’efficacia delle azioni correttive già adottate e di mantenere un livello di protezione adeguato anche in un contesto normativo che continua a evolversi, come dimostra il percorso di proroghe e aggiornamenti che ha accompagnato l’attuazione della direttiva in Italia.

    Domande frequenti su NIS2 e Penetration Test

    Il Penetration Test è obbligatorio per tutte le aziende soggette alla NIS2?

    La normativa non impone un elenco rigido di strumenti tecnici, ma richiede misure di gestione del rischio e delle vulnerabilità: il Penetration Test è uno degli strumenti più efficaci per rispondere a questo obbligo.

    Con quale frequenza andrebbe eseguito un Penetration Test?

    Non esiste una cadenza fissa valida per tutte le aziende, ma ripeterlo periodicamente, soprattutto dopo modifiche significative all’infrastruttura, è buona prassi per mantenere la sicurezza aggiornata.

    Che differenza c’è tra Penetration Test e Vulnerability Assessment?

    Il Vulnerability Assessment mappa le debolezze note di un sistema, mentre il Penetration Test verifica concretamente se quelle vulnerabilità sono sfruttabili e con quale impatto reale sul business.

    Cosa succede se un’azienda non rispetta gli obblighi NIS2?

    Le sanzioni possono arrivare fino a 10 milioni di euro o al 2% del fatturato globale per i soggetti essenziali, con possibile coinvolgimento diretto della responsabilità degli organi amministrativi.

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