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Mese della Cybersecurity: perché formare i dipendenti è fondamentale per proteggere l’azienda

tempo lettura: 4 minuti
7 settembre 2026
| Cybersecurity

Sommario

    Mese della cybersecurity

    La tua azienda può investire in tecnologie all’avanguardia, ma basta un clic distratto per compromettere la sicurezza. Secondo il World Economic Forum e i dati storici di IBM Security, il 95% degli incidenti informatici ha origine proprio da un errore umano. spesso attraverso email di phishing o credenziali deboli. Questo scenario critico è confermato anche dai dati di Verizon del 2026, i quali rivelano che il 62% delle violazioni di dati a livello globale coinvolge direttamente l’elemento umano. Numeri che servono a far riflettere in occasione del mese della cybersecurity.

    Il Cybersecurity Awareness Month, questo il nome in inglese, torna puntuale come ogni ottobre, ma quest’anno arriva con un dato che pesa più degli altri: nel 2025, secondo il rapporto Clusit, l’Italia ha registrato 507 incidenti informatici gravi, il 9,6% del totale mondiale, con una crescita del 42% sull’anno precedente.

    La tecnologia da sola non basta più a fermare gli attacchi. L’ingrediente segreto è il fattore umano, perché gran parte dei cybrecriminali puntano ancora a farsi “aprire la porta” da un dipendente ignaro. Ecco perché costruire un programma di cyber literacy per i dipendenti è diventato un dovere per le imprese.

    Il nodo della cybersecurity: la tecnologia protegge, le persone aprono la porta

    I sistemi di difesa aziendali sono più sofisticati che mai. Firewall, EDR, autenticazione a più fattori. Eppure gli incidenti continuano a crescere.

    In Italia, secondo lo stesso Rapporto Clusit 2026, phishing e ingegneria sociale hanno causato il 12,4% degli incidenti gravi, in crescita del 66% sull’anno precedente, complice l’uso ormai diffuso dell’IA per creare messaggi più credibili.

    La spiegazione è semplice. Un attaccante non deve forzare un sistema se può convincere una persona a fargli spazio. Basta un’email ben scritta, un allegato che sembra una fattura, una telefonata che simula l’urgenza di un fornitore.

    A questo si aggiunge un elemento nuovo: il deepfake. Audio e video generati con l’Intelligenza Artificiale vengono usati per impersonare dirigenti, richiedere bonifici urgenti o autorizzare accessi. È una tecnica poco conosciuta tra i dipendenti. Per questo è più pericolosa: manca ancora l’abitudine a metterla in dubbio.

    I limiti della formazione tradizionale

    Molte aziende hanno già uno o più corsi dedicati alla cybersecurity. Il limite sta spesso nel formato con cui viene erogato:

    • un webinar annuale ha un impatto limitato sui comportamenti: le persone lo seguono, superano il quiz finale, ma dopo poche settimane le nozioni si perdono
    • i contenuti generici non tengono conto del ruolo: un contabile e un tecnico IT sono esposti a rischi diversi e richiedono esempi diversi
    • manca la continuità nel tempo: la sicurezza informatica si apprende con l’esposizione ripetuta, non con un unico evento formativo

    Un programma di cyber literacy affronta questi tre aspetti insieme, con una struttura definita e misurabile.

    Come costruire un programma cyber literacy: la struttura in 6 passaggi

    Il risultato non nasce da un singolo evento formativo, ma da un piano organizzato per fasi. Ecco i passaggi da seguire, in ordine.

    1. Partire da una mappa dei rischi reali dell’azienda

    Prima di scrivere qualsiasi contenuto, serve capire chi ha accesso a cosa. Chi gestisce pagamenti, chi tratta dati sensibili, chi ha accesso ai sistemi critici. La formazione generica costa tempo e produce poco. Quella mirata sui rischi concreti dell’organizzazione produce comportamenti diversi.

    2. Segmentare i contenuti per funzione aziendale

    Non tutti i dipendenti devono sapere le stesse cose. Chi lavora in amministrazione deve riconoscere le richieste di bonifico sospette, comprese quelle costruite con un deepfake vocale. Chi lavora in HR deve saper gestire dati personali e allegati esterni con attenzione. Chi lavora nel commerciale deve conoscere i rischi dei link condivisi su piattaforme esterne.

    3. Usare micro-formazione, non corsi lunghi

    Sessioni da 10-15 minuti, distribuite nell’arco dell’anno, possono funzionare meglio di un corso annuale da due ore. La memoria a lungo termine si costruisce con la ripetizione distanziata, non con la concentrazione in un’unica giornata.

    4. Simulare attacchi reali, con calma

    Le simulazioni di phishing controllate restano uno degli strumenti più efficaci per misurare quanto la formazione stia funzionando davvero. L’obiettivo non è punire chi clicca sul link sbagliato, ma raccogliere dati e capire dove intervenire.

    Le simulazioni più efficaci riproducono scenari verosimili per l’azienda: una comunicazione dal fornitore di logistica, un promemoria dal sistema di gestione presenze, una richiesta apparentemente proveniente da un collega di un altro ufficio. Più lo scenario è credibile, più il test dice qualcosa di utile sul comportamento reale delle persone.

    5. Coinvolgere i manager, non solo l’IT

    Un programma di cyber literacy che parte solo dal reparto tecnico rischia di essere percepito come un obbligo distante. Se i responsabili di funzione partecipano attivamente e comunicano l’importanza del tema ai propri team, l’adesione cambia.

    Un responsabile amministrativo che spiega come ha ricevuto una richiesta di bonifico sospetta, e come l’ha riconosciuta, insegna più di una slide teorica. Il messaggio arriva perché parte da chi condivide lo stesso lavoro, non da chi lo osserva da fuori.

    6. Misurare, correggere, ripetere

    Serve un cruscotto semplice: percentuale di dipendenti formati, tasso di segnalazione delle email sospette, tempo medio di risposta a un incidente simulato. Questi numeri dicono se il programma funziona, molto più di un questionario di gradimento.

    Sono dati che non servono solo a valutare il progetto, ma a correggerlo. Se un reparto segnala poco, bisogna capire perché. Se le persone continuano a cadere nelle simulazioni di phishing dopo mesi di formazione, vuol dire che i contenuti non stanno funzionando e vanno rivisti.

    Il cruscotto ha senso solo se guida le decisioni successive, non se resta un report da archiviare.

    Non solo formazione: la sicurezza è un ecosistema

    Ottobre e il mese della cybersecurity restano un buon momento per accendere i riflettori sul tema, ma il vero valore di un programma di cyber literacy si misura nella continuità. Formare le persone è fondamentale, ma per blindare un’azienda serve un approccio che unisca il fattore umano a infrastrutture e tecnologie all’avanguardia.

    È qui che entra in gioco un partner strutturato. Vianova supporta le aziende in ogni aspetto della sicurezza informatica, offrendo un ecosistema completo per la prevenzione e la difesa attiva. Oltre ad affiancare le imprese, Vianova mette in campo soluzioni di altissimo livello: dai servizi di Firewall in Cloud (FWaaS) per proteggere il traffico ovunque si trovino i collaboratori, all’avanzato SOC gestito (Security Operations Center) per il monitoraggio continuo delle reti h24.

    Inoltre, grazie a rigorosi Penetration Test condotti da ethical hacker e a sofisticati strumenti di prevenzione predittiva, è possibile individuare e neutralizzare le mosse degli attaccanti prima che sfruttino eventuali debolezze dei sistemi. Affidarsi a una piattaforma di cybersecurity integrata significa mettere al sicuro il proprio business, chiudendo definitivamente la porta in faccia ai cybercriminali.

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